Per chi progetta il territorio, la città è principalmente il luogo dell’offerta dei servizi. È soprattutto l’incrocio dei percorsi, il centro di gravitazione della pendolarità giornaliera, l’insieme di spazi e attrezzature per lo svolgimento delle attività umane alle diverse scale. È il polo attrattivo per territori più o meno estesi in funzione del rango dei servizi offerti.

In molti casi, però, nella situazione attuale, la condizione urbana non è più l’eccezione, ma la norma. Non è più racchiusa nel perimetro della città tradizionale, ma è diffusa su sistemi urbani articolati e complementari. L’offerta di servizi non coincide più con la città compatta, ma si configura come rete multipolare, spesso indifferente alla continuità dell’urbano e molto più efficacemente guidata dal sistema della mobilità.

Al di là dei ragionamenti sulle nuove ingegnerie istituzionali più consone a guidare e governare questa nuova complessità, agli architetti compete il riconoscimento e lo studio delle diverse configurazioni spaziali che si vanno determinando, distinguendo le quattro categorie (non più sovrapponibili) dell’area determinata dai legami gravitazionali quotidiani, del sistema complementare e sinergico strutturato dalla offerta di dotazioni territoriali, del tessuto compatto determinato dalla continuità insediativa e soprattutto delle vecchie e nuove centralità, ove ricercare attraverso gli strumenti del progetto un rinnovato “effetto città”.